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  • BRASILE: LO SPIONAGGIO DELLA VALE CONTRO I MOVIMENTI SOCIALI

    BRASILE: LO SPIONAGGIO DELLA VALE CONTRO I MOVIMENTI SOCIALI

    di David Lifodi

    Un vero e proprio spionaggio messo in atto dalla Vale, la multinazionale leader nell’estrazione mineraria, ai danni dei movimenti sociali brasiliani, è stato denunciato da uno dei funzionari dell’impresa, André Luis Costa de Almeida, impiegato per sei anni presso il Departamento de Segurança fino al suo licenziamento, avvenuto nel marzo 2012.

    A finire nel mirino dei contractors e degli informatori dell’impresa, tra gli altri, padre Dario Bossi e la sua Justiça dos Trilhos, la rete sociale sorta su impulso dei missionari comboniani per protestare contro il trasporto del ferro, da parte della Vale, lungo la ferrovia del Carajás, in piena foresta amazzonica. La multinazionale è responsabile dell’inquinamento, della devastazione delle foreste, di aver utilizzato lavoro schiavo, di espellere intere comunità dal loro territorio per costruire nuove miniere e, infine, per travolgere persone e animali che vivono ai bordi del percorso ferroviario, situato negli stati del Pará e del Maranhão, tra i più poveri dell’intero Brasile. È proprio agli afectados della Vale che  Giulio Di Meo ha dedicato il suo libro fotografico Pig Iron, dove sono ritratte le persone durante la loro vita quotidiana, caratterizzata dall’incombente presenza della multinazionale.  Non è un caso che nel 2012 l’impresa mineraria sia stata dichiarata la “peggiore multinazionale del pianeta”: sembra che la Vale avesse l’abitudine di infiltrare degli informatori tra i movimenti sociali (soprattutto tra i Sem Terra e il Movimento do Atingidos por Barragens), corrompere funzionari statali affinché raccogliessero informazioni sui leader delle organizzazioni popolari, mettere sotto controllo gli apparecchi telefonici dei giornalisti a loro sgraditi, ad esempio Vera Durão, quando lavorava presso la redazione di Valor Econômico e Lúcio Flávio Pinto. Addirittura pare che la stessa presidenta Dilma Rousseff sia stata spiata durante gli anni in cui ha ricoperto l’incarico di ministro dell’Energia e delle Miniere. La rete di spionaggio attivata da Vale poteva contare su almeno duecento informatori che nel tempo avevano redatto dei veri e propri dossier sugli esponenti più in vista dei movimenti sociali, è il caso dell’avvocato Danilo Chammas e di Charles Trocate, uno degli attivisti più in vista dei contadini Sem Terra. La Vale non svolgeva l’attività di spionaggio e controllo in prima persona, ma aveva affidato il tutto ad un’agenzia sua affiliata specializzata in intelligence, la Network, con sede a Rio de Janeiro. Alla testa di questo tentacolare sistema di controllo Gilberto Ramalho, direttore del Departamento de Segurança e non nuovo ad operazioni di questo tipo, già sperimentate ai tempi della dittatura militare. Inoltre, secondo André Almeida, Ramalho ebbe un ruolo determinante nell’operazione di polizia che condusse allo sgombero  dei blocchi stradali imposti dai Sem Terra nell’aprile del 1996 e uccise diciannove contadini in quello che è passato alla storia come il massacro di Eldorado dos Carajás. Durante il processo per la strage dei sem terra è emersa proprio la regia  della Vale, che aveva necessità di avere le strade libere per il trasporto del ferro.  Del resto, Mst e la rete Justiça dos Trilhos rappresentano un vero e proprio incubo per la multinazionale.  La rete dei comboniani fa parte del coordinamento Atingidos pela Vale e, dalla città di Açailândia, nel Maranhão, ha intrapreso una durissima battaglia contro l’impresa mineraria per impedirle di ampliare la ferrovia del Carajás, che taglia a metà i territori indigeni e le riserve ambientali portando morte e distruzione ad ogni suo passaggio, dalle 9 alle 12 volte al giorno.  André Almeida racconta che Vale si è avvalsa anche dei servigi dell’ex colonnello Roger Antonio Souza Matta, un altro professionista dello spionaggio, attualmente docente di intelligence alla Fundação Escola Superior do Ministério Público dello stato di Minas Gerais, e del capitano della Marina Mauro Paranhos. Quest’ultimo, in una mail inviata il 16 agosto 2010 al direttore della Segurança Empresarial della Vale, Ricardo Gruba, allertava la multinazionale a monitorare le attività “di agitazione e propaganda per la Riforma Agraria e contro l’agronegozio”, che il Mst avrebbe effettivamente realizzato in occasione del Grido degli Esclusi in programma dal 17 al 19 agosto di tre anni fa. In un’altra mail, con tanto di fattura, emerge che la Vale avrebbe contattato due informatori per tenere sotto controllo le attività del Movimento do Atingidos por Barragens a Belo Horizonte (stato del Minas Gerais): risulta che la Vale abbia pagato ai due contractors uno stipendio in cui  erano inclusi vitto, alloggio, l’assistenza sanitaria e tutti i diritti che spettano ad un qualsiasi lavoratore. Uno stipendio in cambio di vere e proprie relazioni sui movimenti sociali, comprensive anche dei curricula dei leaders messi sotto controllo: il tutto finiva in un archivio denominato Movimentos Políticos, Sociais e Indígenas. Vale non si occupava soltanto delle organizzazioni popolari a lei ostili, ma anche di quelle che protestavano contro le sue partecipate, ad esempio i pescatori della baia Sepetiba (Rio de Janeiro), dove ha sede ed opera la Companhia Siderúrgica do Atlântico (Tkcsa), responsabile di aver seminato rifiuti tossici che hanno causato enormi danni alla salute della popolazione. E ancora: le proteste contro le attività antisindacali della Vale erano tenute sotto lo stretto controllo dell’impresa mineraria: in occasione delle proteste del biennio 2011-2012 contro l’allora presidente Roger Agnelli, denunciato all’Oit dalla Sindiquímica del Paraná, l’infiltrazione avveniva tramite l’invio di informatori che riuscivano ad accreditarsi come fotografi vicini ai movimenti di lotta per riprendere da vicino i leader sindacali.

    Purtroppo l’infiltrazione e il monitoraggio dei movimenti sociali in Brasile non sono ritenuti illegali, ma, soprattutto grazie ai deputati del Partido Socialismo e Libertade (Psol), è stata lanciata la proposta di costituire una Commissione parlamentare. Per il momento, da parte della Vale, non è giunta alcuna smentita in merito alle pesanti accuse di cui è stata oggetto.

  • SOTTOSCRIVI L’APPELLO: PIQUIA’ VUOLE VIVERE!

    SOTTOSCRIVI L’APPELLO: PIQUIA’ VUOLE VIVERE!

    Chiediamo il tuo aiuto per inviare un’ e-mail al Sindaco di Açailândia, al Governatore e al Procuratore Generale di Giustizia dello Stato del Maranhão, nel nordest del Brasile, per dire basta con l’inquinamento che sta uccidendo i 1.100 abitanti di Piquiá de Baixo, e basta con le scuse che continuano a rinviare il progetto di reinsediamento!

    Piquiá de Baixo è il distretto industriale di Açailândia. Risente ormai da 25 anni dei problemi causati dall’inquinamento prodotto da cinque impianti siderurgici e dalla società mineraria Vale.

    350 famiglie, più di 1.100 persone, stanno soffrendo, a causa della presenza di queste industrie “nel cortile di casa”. Febbre, mancanza d’aria, prurito alla pelle, allergie e tumori causati dalla polvere di ferro e dai gas emessi da queste aziende: il profitto resta nelle mani di pochi, mentre i danni sono per tutti.

    Piquiá lotta da sette anni contro l’inquinamento. Non riuscendo a scacciare le imprese, l’unica soluzione attuabile è un processo collettivo di reinsediamento in un’area libera e dignitosa. In altre parole, la costruzione di un nuovo quartiere dove queste persone potranno finalmente trovare condizioni di vita accettabili.

    Un squadra di architetti ha terminato il progetto abitativo. Il nostro team di avvocati è riuscito a strappare l’appoggio economico necessario del governo federale.

    A questo punto, è solo il piccolo Comune di Açailândia a ritardare l’attuazione di tutto il processo.

    Aiuta gli abitanti di Piquiá de Baixo emanifesta la tua indignazione al Sindaco di Açailândia e al Governatore di Maranhão. Unisciti alla nostra richiesta:

    “Piquiá: reinsediamento ora!”

    Sottoscrivi l’appello!

    http://www.habitants.org/zero_evictions_campaign/brazil_piquia_wants_to_live/call_from_brazil_piquia_wants_to_live

  • GRAZIE DI CUORE

    GRAZIE DI CUORE

    Carissimi amici, compagni e studenti,

    grazie all’aiuto di molti di voi abbiamo raggiunto un’altra tappa importante di Pig Iron!

    Ieri siamo riusciti a donare i primi 2.000 euro al progetto teatrale che vogliamo finanziare con i guadagni derivanti dalle vendite del libro. Questo risultato è stato possibile grazie al vostro contributo. Un aiuto importante è arrivato anche dalla campagna lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, nata per supportare progetti indipendenti, e soprattutto dalle tante serate di presentazioni da nord a sud Italia, che hanno consentito di far conoscere il libro ed il progetto.

    Questo primo contributo andrà a sostenere il gruppo di giovani brasiliani che sta portando avanti un progetto di teatro popolare come strumento di formazione e denuncia, nel linguaggio della gente semplice, vicino alle piccole comunità locali vittime della multinazionale Vale.

    Vi ringraziamo per aver permesso a questi ragazzi di continuare la loro lotta al fianco di chi sta subendo gravi ingiustizie nel Parà e nel Maranhão. Vi vogliamo ringraziare anche per l’accoglienza ricevuta durante le serate che ci hanno permesso di condividere questa storia.  Vi terremo aggiornati sulle prossime tappe di Pig Iron e sugli sviluppi e le conquiste che riescono a portare a termine i nostri ragazzi brasiliani.

    Colgo l’occasione anche per darvi un’altra bella notizia. Marcelo Cruz, uno dei ragazzi del progetto teatrale, vivrà a breve un’importante esperienza. Marcelo è un appassionato di fotografia, è quello che vorrebbe fare da grande. Grazie alla collaborazione di Shoot for Change, parteciperà come fotografo ad una campagna sull’alimentazione e sulla fame promossa da ActionAid Italia, la cui prima tappa sarà in Brasile.

    Ringrazio ActionAid Italia, Antonio Amendola e tutti i fotografi di S4C per l’opportunità che gli è stata data.

    GRAZIE DI CUORE A TUTTI VOI!!

  • IL TRENO DEL PROFITTO

    giulio_di_meo:20

    Il Centro Donati con il contributo dell’Università di Bologna  vi invita martedì 16 aprile a

    IL TRENO DEL PROFITTO
    delitti ambientali e sociali delle multinazionali in America Latina

    Interviene:
    pe. Dário Bossi, missionario comboniano in Brasile

    IL TRENO DEL PROFITTO
    martedì 16 aprile alle 21
    presso l’Aula 1 in via del Guasto a Bologna

    centro studi donati.org

  • Prossime presentazioni Pig Iron

    Prossime presentazioni Pig Iron

    Giovedì 14 Marzo 2013 – Ore 18.30

    Art Core Gallery – via dei Marrucini 1/1°, Roma 

    Durante la serata organizzata dall’associazione Shoot For Change, Di Meo parlerà del suo modo di intendere il reportage attraverso una fotografia contraria alla spettacolarizzazione delle immagini, che ci ha assuefatto al dolore e alla miseria e che ha omologato le coscienze. Una fotografia che cerca di raccontare la quotidianità, la voglia di vivere e la forza di lottare che possiedono coloro che vivono in contesti sociali difficili.

    Domenica 17 Marzo 2013 – Ore 16.30

    Circolo Parrocchiale Immacolata, in via Antonelli 82/a, Pistoia

    Il fotografo Giulio Di Meo presenterà il libro “Pig Iron”, una pubblicazione sulle gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del paese. Un libro che racconta la quotidianità delle persone che vivono lungo la ferrovia del Carajas e dei loro disagi nell’abitare una regione dove corrono 100 milioni di tonnellate di ferro ogni giorno. Non solo rifiuti e detriti, ma anche aria avvelenata, terreni intossicati ed esausti, pozzi d’acqua prosciugati, caos sociale. Attraverso le fotografie di Di Meo e i testi di Dario Bossi, missionario comboniano impegnato da anni per supportare le comunità locali, il libro documenta queste ingiustizie attraverso la resistenza e la speranza delle comunità.
    Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili. (Bertold Brecht)
  • Un Dio falso, muto, senza cuore

    Un Dio falso, muto, senza cuore

    Ho incontrato il presidente della seconda maggior industria mineraria del mondo. Al 16° piano di un palazzo che cresce tanto in alto quanto profondi sono i buchi che l’impresa scava nei territori e gli impatti che lascia nelle vite della gente. Mi sono ricordato di Mosé, quando ha incontrato Faraone. Gli tremava la voce, ma il discorso era fermo, perché stava presentando la sofferenza di un popolo intero, schiavizzato, sedotto, ingannato. Faraone significa ‘grande casa’, centro del potere, controllo dell’economia e dei territori. Non esiste, peró, nessuna ricchezza accumulata senza conseguenze nascoste, ‘zone di sacrificio’, impatti ‘inevitabili e necessari’, che qualcuno deve soffrire perché molti, suppostamente, possano crescere. Il Dio di Mosé abita in questi ritagli di mondo sacrificati per la vita dei Signori dell’economia. Da lá sotto, soffia sulle braci della rivolta organizzata dei poveri. Il Dio di Faraone, che é un idolo, per tenersi in piedi ha bisogno della menzogna. Non una menzogna esplicita, nuda, evidente. È la distanza seduttrice e velata tra la propaganda, i ‘valori corporativi’, i ‘mantra della nostra impresa’… e la pratica reale. Il Dio di Faraone, che é muto, per farsi ascoltare ha bisogno di arroganza. Non arroganza fisica, diretta. È la violenza simbolica di chi impone il suo potere su comunitá che non hanno elementi o la forza suficiente per contrapporsi. Il Dio di Faraone, che non ha un cuore, per farsi amare há bisogno di seduzione. Seduzione fatta di promesse raramente mantenute, di milioni di dollari di marketing, di um buon lifting che trasforma l’impresa ed il progresso, mostrandoli belli da lontano ma rivelando che da vicino puzzano, marci. Come hanno fatto, Mosé ed il suo popolo, ad allontanarsi da Faraone e mettersi in cammino ala ricerca di una nuova terra, in costruzione permanente di nuove relazioni e di una nuova societá? Credo che la chiave della liberazione sta nella visita di Mosé alla casa di Faraone: l’israelita, seppur balbettando, non si è lasciato sedurre dall’eloquenza del signore d’Egitto e non ha desistito dal Dio fragile e piccolo che si manifestava agli schiavi. In qualche modo, ha intuito e creduto che c’era piú veritá nella voce di quelle vittime e che la vita aveva senso se vissuta a fianco del suo popolo, e non nella reggia di Faraone. Mosé è ciascuno/a di noi che viviamo insieme alle comunitá minacciate da questo modello di sviluppo. Ogni giorno soffriamo la tentazione che la logica di faraone conquisti il nostro cuore, un nostro amico, un coordinatore che all’imprrovviso abbandona il lavoro collettivo, la resistenza, la gente… Liberazione, prima ancora di uscire dalla dominazione, è non lasciar entrare il dominatore dentro di noi.

     

    Padre Dario Bossi

  • La peggiore del mondo

    La peggiore del mondo

    É un risucchio di risorse dalle viscere della terra e della gente. Ogni giorno ci passa davanti agli occhi, 12 volte, giorno e notte, il treno della maggior compagnia mineraria del mondo, chiamata Vale S.A.. Carico di ferro e altri minerali, é un salasso quotidiano e silenzioso a cui la gente si é ormai abituata e che attorno a sé ha creato un ciclo produttivo estremamente dannoso: siderurgiche, produzione di carbone, inquinamento, monoculture di eucalipto, gente sem-terra e terra sem-vida… É il saccheggio neocoloniale di risorse, in funzione di un profitto immediato che lascia impatti e ferite profonde nei territori e popolazioni locali. La profezia ci chiede di prendere posizione, ma con competenza e serietá. Per questo da vari anni siamo organizzati nella rete “Sui binari della Giustizia” (Justiça nos Trilhos), per esigere uma ripartizione piú giusta degli enormi guadagni della impresa Vale e una ricaduta efficace sul nostro territorio e la nostra gente. Crediamo molto che la chiesa si debba impegnare nella difesa dei diritti socio-ambientali della gente che vive “alle periferie del mondo”. La chiesa qui in Brasile (specialmente nelle nostre regioni del nord del paese) é molto sensibile alla promozione dell’integritá del creato. La vita é dono di Dio e abbiamo la responsabilitá di prenderci cura non solo della nostra, ma soprattutto di quella delle generazioni dopo di noi. Dobbiamo pronunciarci con coraggio contro questo modello di sviluppo a senso unico e senza futuro. Proprio in questi giorni (4-8 febbraio) in Sudafrica avviene un incontro internazionale del Consiglio Mondiale delle Chiese sul tema dell’impatto dell’estrazione mineraria (e la nostra rete Justiça nos Trilhos è lá, per organizzare alleanze sempre piú solide ed ampie). Il nostro lavoro di missionari qui é prenderci cura delle comunitá che in vari modi sono vittime del sistema di estrazione mineraria: conflitti fondiari, espulsione dalle loro terre, conflitto con popolazioni indigene o afrodiscendenti, inquinamento delle falde acquifere e dell’aria che si respira, incidenti e morti per il passaggio costante dei treni di minerale di ferro… oltre al contrasto visibile tra la miseria delle comunitá locali ed un treno che passa trasportando ogni giorno il corrispondente in ferro di un valore bruto di 20 milioni di euro! La nostra sfida é aiutare le comunitá a comprendere la dimensione del conflitto che stanno vivendo, metterle in comunicazione le une con le altre, dare visibilitá alle loro rivendicazioni, proporre alternative di vita in equilibrio con le risorse del territorio e le prospettive di futuro della nostra gente (per esempio agroecologia ed economia solidale). Essere missionari significa denunciare le strutture di peccato sociale che si sono installate nelle nostre regioni, a servizio del vorace sistema neoliberale, ed annunciare il Regno di Dio che nasce nelle relazioni di equlibrio, rispetto e valorizzazione dei piú piccoli e della vita. Nel mese di gennaio, il nostro lavoro di denuncia e organizzazione delle comunitá-vittime di questo modello di sviluppo in Brasile ed altri paesi del mondo ha portato alla nomina dell’impresa mineraria Vale come la “peggior multinazionale del mondo”. In occasione del Public Eye Award, evento internazionale promosso a Davos, in Svizzera, in occasione del Forum Economico Mondiale, il premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha consegnato ufficialmente questo riconoscimento all’opinione pubblica mondiale, sempre piú critica rispetto alle contraddizioni di questo modello economico. É una vittoria delle popolazioni che in vari modi si sentono vittima di Vale. Il risultato ha sorpreso anche noi, che abbiamo proposto la candidatura della multinazionale. I media internazionali stanno divulgando la notizia e Vale non potrá piú cammuffare gli impatti che finora é riuscita a nascondere. La critica si espande al modello aggressivo del saccheggio minerario, che alimenta un sistema affamato di materie prime e insustentabile nella sua voracitá.

    Padre Dario Bossi

  • La terza riva del fiume

    La terza riva del fiume

    Il fiume Pindaré scende lento ed ampio, d’inverno, a fianco di villaggi nel profondo interno di questo nostro Maranhão. Gruppi di famiglie si sono insediati nelle terre a margine del fiume: una piccola riforma agraria che interrompe, a macchia di leopardo, terre di fazendeiros. Vicino alla riva corre, parallelo, un altro flusso: la ferrovia dell’impresa Vale, che trasporta 300mila tonnelate di minerale di ferro al giorno, per l’esportazione. Questo treno del profitto non si ferma, non conosce ostacoli. Travolge, uccide, sveglia col suo rumore assordante e crepa le pareti di fango delle case in mezzo a cui passa. Sull’altra riva, i pascoli di una fazenda, che dev’essere cresciuta pian piano comprando gli appezzamenti dei piccoli e sommando una proprietá all’altra. Nuova accumulazione, riforma agraria al contrario: è ancora possibile cambiare questa storia, invertire i flussi, modificare il corso della corrente, tornare a sentire che il fiume, la terra, le risorse sono patrimonio nostro, di tutti noi? Esiste, se guardiamo bene, una “terza riva del fiume”: attraversiamo il Pindaré in un tronco cavo, con l’acqua che raggiunge il bordo della canoa per il nostro peso. Risaliamo la collina, con gli attrezzi in mano ed il fiato che vien meno. Finalmente un pezzettino di terra libera, dove le famiglie stanno sperimentando una maniera diversa di coltivare. È il primo campo agro-ecologico di questa regione, senza bisogno di incendiare o di usare veleni chimici, a misura delle forze e delle condizioni economiche della gente dell’interno. È una piccola macchia di speranza, un flusso debole di alternativa; nemmeno sappiamo se gli agricoltori si convinceranno delle sue potenzialitá. Ma la terza riva del fiume è stata tracciata e vogliamo credere che ha modo di cambiare un po’ il corso della storia di questi piccoli!

    PS: l’immagine della “terza riva del fiume” è del poeta Guimarães Rosa.

     

    Padre Dario Bossi

     

  • Vale sotto accusa

    Vale sotto accusa

    25 Aprile 2012

    Sotto accusa la rinomata azienda brasiliana Vale per gravissimi danni ambientali e sociali, a cui si deve aggiungere la morte di ben 15 lavoratori per incidenti sul lavoro negli ultimi 2 anni. Le accuse sono raccolte nella ’Relazione sulla insostenibilità di Vale – 2012′ , documento che è stato pubblicato il 18 aprile a Rio de Janeiro da “International Network of People Affected by Vale”, organizzazione che riunisce i 30 movimenti sociali provenienti dall’Argentina, dal Brasile, dal Canada, dal Cile e dal Mozambico e da alcuni dei paesi in cui l’azienda opera. Secondo le stime la società brasiliana Vale, privatizzata nel 1997, nel 2010 ha causato danni ambientali su un totale di oltre 742 chilometri quadrati. La rete internazionale, uno dei partner dell’organizzazione “United Steelworkers” sottolinea che la società ha emesso addirittura 89 milioni di tonnellate di anidride carbonica, uno dei principali gas serra, nel 2010, ma non solo, ha emesso anche 6.600 tonnellate di particolato (fumo, fuliggine o polvere) aumentando le emissioni del 29% rispetto al 2009. Le emissioni rilevate di ossido di azoto misurate nella quantità di 110.000 tonnellate nel 2010, corrispondono al 30% per cento in più rispetto all’anno precedente, mentre le emissioni di anidride solforosa quantificate in 403.000 tonnellate, hanno raggiunto il 25% in più rispetto al 2009. Andressa Caldas, il direttore esecutivo della ONG brasiliana Global Justice, ha rivelato all’IPS che ci sono documenti mirati a fare ombra sulle reali operazioni della compagnia Vale: “Vale ha un impatto ambientale enorme a livello globale, ed ha violato i diritti umani e ambientale non solo in Brasile, ma nei 37 paesi in cui opera”. Con la relazione dell’”International Network of People Affected by Vale”, emerge come le condizioni dei lavoratori siano decisamente peggiorate e non tutelate. “Ci sono casi, come quello in Canada, dove Vale ha stravolto radicalmente i rapporti tra i lavoratori e i sindacati. Condizione per cui si sono verificati gli scioperi più lunghi della storia del Canada”, sottolinea Caldas. Gli scioperi che menziona il direttore della ONG sono durati 11 mesi nel 2009 e nel 2010 rispettivamente a Sudbury e Port Colborne, località situate nel centro-orientale della provincia dell’Ontario. Scioperi che sono arrivati a durare addirittura 18 mesi a Voisey Bay nella provincia orientale di Terranova e nel Labrador. La Relazione sulla insostenibilità di Vale denuncia l’utilizzo del pretesto della crisi globale per attuare i tagli salariali, aumentare le giornate lavorative, e provvedere a massicci licenziamenti e tagli sulle prestazioni. Nel 2012 quattro lavoratori sono morti nelle operazioni di Vale in Canada. Il 30 gennaio è stata sospesa la sede in Sudbury che operava in 5 miniere, per la morte di 2 lavoratori sepolti sotto una valanga di rocce, ghiaia e sabbia. Incidente che si è verificato a causa dell’esagerata concentrazione di acqua nel fango del tunnel dove si trovavano lavoratori. Sinistro quindi causato da un mancato controllo per la tutela dei lavoratori. Il sindacalista Myles Sullivan ha denunciato l’indagine condotta dal sindacato United Steelworkersper per aver ignorato i problemi di sicurezza che hanno causato la morte dei lavoratori. «Purtroppo quattro lavoratori sono morti, due dei quali nello stesso incidente. La società Vale era consapevole del fatto che le condizioni di sicurezza erano insufficienti e non ha fatto nulla per correggere la situazione. Stiamo spingendo affinchè il governo canadese intraprenda un’azione legale contro Vale per questi incidenti”. La relazione della rete internazionale sottolinea in primis la violazione delle leggi ambientali a Rio de Janeiro da parte della compagnia siderurgica ThyssenKrupp Atlântico (TKCSA), una joint venture tra Vale e ThyssenKrupp Steel, il più grande produttore di acciaio della Germania. Le persone che vivono nella zona intorno alla acciaieria TKCSA hanno subito un aumento del 600% in particelle di ferro nell’ aria. Vale è un firmatario del United Nations Global Compact, il Consiglio Internazionale sull’attività mineraria e metalli ICMM), e del São Paulo archivi di Exchange Corporate Sustainability Index (ISE), organismi che stabiliscono i principi della responsabilità sociale e ambientale. Vale è cresciuta fino a diventare uno dei giocatori più potenti nel settore minerario mondiale. Lo scorso gennaio, Vale ha vinto il premio Public Eye, noto come il “Premio Nobel della vergogna” nel mondo aziendale, per la distruzione ambientale, l’impatto sociale e le violazioni del lavoro, superando concorrenti come la Tepco, responsabili della catastrofe nucleare a Fukushima. Nel frattempo l’ufficio stampa di Vale ha diffuso un comunicato in cui annuncia gradire la ricezione dei suggerimenti e dei reclami relativi alle sue operazioni. Nella sua dichiarazione, la società ha anche detto che era consapevole che l’attività mineraria avrebbe avuto un impatto ambientale notevole, e che sta lavorando in collaborazione con le comunità ed i governi per trovare soluzioni in grado di garantire una sostenibilità. In verità niente è stato modificato e sono ormai di pubblico dominio i numeri dei danni ambientali provocati da Vale: aumento della deforestazione in Amazzonia, aumento delle emissioni di gas serra del 70% tra il 2007 e il 2010, produzione, durante lo stesso periodo, di 76 milioni di tonnellate di effluenti liquidi e produzione di 446.000 tonnellate di rifiuti solidi.

    Chiara Cichero